Parma e i segni del Medioevo
  Il tratto parmense della via Francigena
    Da Vicofertile al passo della Cisa
    Vicofertile
    Collecchio
    Talignano
    Fornovo
    Sivizzano Sporzana
    Bardone
    Terenzo
    Cassio
    Berceto
  Pievi e Monasteri in terra parmense
  San Bernardo degli Uberti
  Bibliografia
 
 

 


Cassio

IL BORGO
La lunga storia di Cassio – che data dall’epoca romana, da cui il toponimo collegabile alla gens Cassia – è testimoniata tutt’oggi da tracce, come la via selciata con le tipiche pietre locali squadrate di sapore medievale.
Salimbene stesso ricorda che da Cassio proveniva la famiglia di sua madre.
Il borgo di Cassio, a struttura allungata, appare infatti “medievale” più per l’impianto – con le case allineate e la strada lastricata – che per le strutture attualmente visibili: infatti le abitazioni sono state sovralzate, rispetto all’originale piano di calpestio, nei secoli XV e XVI e la lastricatura della via non è originale, ma dovuta a rifacimenti conseguenti alla lavorazione dell’arenaria, qui ancora praticata nel secolo XIX.
Il castello fu detenuto dapprima da una eminente famiglia locale (i de Cassio), poi dai Sanvitale e dai Rossi di San Secondo per poi passare sotto il dominio dei pontremolesi Paveri. I Sanvitale furono una potente famiglia, risalente almeno al XII secolo, con beni in due diverse zone del Parmense – nella val Baganza e a Fontanellato (cfr. Fontanellato) – i quali si distinsero per funzioni podestarili e capitaneali in molti comuni italiani mentre i nobili de Rubeis, o Rossi, testimoniati già nel XIII secolo come alleati della Chiesa e tra i vincitori di Federico II nella battaglia di Parma (1248), saranno una delle stirpi più potenti della nostra zona anche in età viscontea e sforzesca (cfr. San Secondo, Torrechiara, Berceto).
La chiesa dell’Assunta, già esistente nel XII secolo sul percorso romeo, presenta al lato sinistro del presbiterio un affresco tre-quattrocentesco in cui sono raffigurati san Giovanni Battista e un vescovo, da alcuni identificato con san Benedetto. L’edificio venne ricostruito nel XVII secolo sul vecchio impianto trecentesco. Non poteva mancare lo xenodochio, che sappiamo già esistente dall’XI secolo, alle dipendenze del monastero benedettino di San Giovanni di Parma (1203) per poi passare sotto quello, sempre benedettino, di Leno, di lì a dieci anni. Nel Trecento l’ospedale di Sant’Ilario (“hospitale Sancti Jlari de Cassio”) viene nuovamente rammentato dalle fonti e precisamente all’interno del novero di chiese e ospedali da parte del vescovo Parmense Ugolino Rossi (1354). Fu, alla fine, assorbito dall’ospedale di Rodolfo Tanzi di Parma – come diversi altri di questa zona – nel XV secolo (1471). La struttura ospedaliera era intitolata a sant’Ilario, patrono della diocesi di Parma, e maestro di san Martino – futuro vescovo di Tours – che è tra le figure protagoniste dei percorsi francigeni come dimostra l’intitolazione al santo del duomo di Lucca ove si trova il Volto Santo, sosta intermedia sulle strade di pellegrinaggio dirigendosi verso Roma (cfr. Fornovo). Almeno altre due strutture di ricovero sono ricordate in questa zona, e cioè l’ospedale di Montelungo, verso il passo della Cisa e un piccolo priorato, sempre dipendenti dal monastero benedettino di Leno, nel bresciano.
Entrambe le case di accoglienza erano intitolate a san Benedetto, fatto ricollegabile all’interesse da parte dei monasteri obbedienti alla regola del santo di Norcia a detenere punti di passaggio sulla Romea, per partecipare idealmente e praticamente, insieme ad altri ordini, al viaggio di purificazione dei viandanti, nonché preciso rispetto dei dettami benedettini, che prevedevano esplicitamente l’obbligo per i monaci di assistere i pellegrini. La via lastricata di Cassio prosegue nel borgo di Castellonchio con le caratteristiche pietre squadrate e cordonatura centrale. Qui esisteva un castello a guardia della via verso la Lunigiana, eretto forse dal comune di Parma, in seguito dipendente (come quello di Cassio) dalla famiglia Sanvitale (secolo XIV) e descritto in rovina già nel XVI secolo.
Castellonchio sorge in posizione strategica, a cavaliere delle valli del Taro e del Baganza. In zona, i cosiddetti Salti del Diavolo rimandano a formazioni geologiche di rocce sedimentarie, per lo più calcaree e magmatiche intrusive, che si ergono appuntite per alcuni chilometri. Il nome si deve ad una leggenda locale relativa a un eremita che, tentato dal Diavolo – topos diffusissimo in età paleocristiana e medievale – gli oppose una croce miracolosa donatagli dalla madre in punto di morte; la vista della croce fece fuggire precipitosamente il demonio, il quale sconvolse il paesaggio naturale con la sua disordinata fuga.

I testi sono tratti da Per antichi cammini. Il medioevo a Parma e provincia. Milano, Silvana Editoriale, 2003.

data di creazione: 28/10/2005
data di modifica: 28/10/2005
segnala a un amico
versione stampabile

 

funzione non attiva